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Startup italiane: crescita, solidità e talento a disposizione del Paese

Nel 2020, il 70% delle startup e delle imprese innovative italiane è cresciuta di organico, e per almeno il 20% di queste, la crescita è stata pari o superiore al 100%.

Quello delle startup italiane è davvero un mondo dove sembra che la pandemia non abbia avuto effetti negativi. Anzi, il settore è molto florido e in continua espansione. Sono le nuove aziende del fintech, della tecnologia dei servizi e dell’innovazione ingegneristica e informatica: è il nuovo che avanza e che va in controtendenza al mercato non solo per crescita – di numero e dimensioni – ma soprattutto per assunzioni. È quello che risulta da una survey condotta da VC Hub Italia (l’associazione che riunisce i principali attori dell’innovazione in Italia) ed Egon Zehnder (società internazionale che opera nell’executive search e nel leadership advisory).
L’indagine ha voluto tastare il polso di imprenditori e investitori tra gli oltre 160 associati a VC Hub Italia caratterizzati da maggior potenziale di crescita: e le conclusioni hanno restituito un’accurata panoramica sui principali trend organizzativi, di governance, e gestione del talento all’interno delle startup, oltre a fornire dati molto promettenti in termini di assunzioni, che vanno ben oltre i risultati delle altre aziende tradizionali, nello stesso periodo di pandemia.

Startup: come sono organizzate

Il sondaggio ha mostrato diversi dati interessanti: circa il 73% delle startup intervistate ha uno staff composto da meno di 20 dipendenti; il 23% ha uno staff compreso tra 20 e 70 dipendenti; e il 4% è composto da aziende con più di 70 dipendenti. Il 63% delle risorse impiegate ha, in media, meno di 35 anni, e il 90% è al di sotto dei 40 anni.
Importante anche notare il grado di coinvolgimento e partecipazione della forza lavoro nell’ecosistema startup: circa il 25% dei dipendenti di queste startup infatti detiene equity o stock options della società in cui lavora. E questo si traduce in un volano non solo di realizzazione professionale, per giovani con competenze manageriali e tecniche specifiche, ma anche di crescita e incentivo economici.

E proprio riguardo alle competenze e alla preparazione, la survey rivela che circa il 70% delle startup conta più del 70% di laureati tra i dipendenti e la gran parte di queste aziende – il 75% – assume solo neolaureati, con una percentuale di quelli alla prima esperienza lavorativa post universitaria che arriva fino al 30%.

I settori di formazione maggiormente diffusi sono Ingegneria, Scienze Economiche ed Informatica. Ma tra le competenze più apprezzate e ricercate sul mercato si segnalano quelle di Software Engineering, Back End Technology, Data Management & Advanced Analytics e Product Management. Infine Engineering e Prodotto sono le aree che prevedono la maggiore crescita di richiesta nel prossimo futuro.
Per quanto riguarda i talenti femminili all’interno delle aziende analizzate, i dati seguono – purtroppo – quelli dell’occupazione femminile in posizioni di vertice in Italia: solo un manager su cinque all’interno del management team di queste startup è infatti donna.

Una crescita anche di talenti per l’Italia

Francesco Cerruti, direttore generale di VC Hub Italia, ha insistito anche sulla eccellenza dei talenti coinvolti: “Le startup creano occupazione di qualità, offrono importanti opportunità di sviluppo professionale e coinvolgono le proprie risorse nella crescita dell’azienda. Proprio per questo – prosegue Cerruti – è importante continuare a sostenerle perché rappresentano il futuro sia per la nostra economia che per i giovani, che anche in Italia possono trovare opportunità che troppo spesso sono costretti a cercare all’estero”.

Anche Fabrizio D’Eredità e Andrea Splendiani, consulenti di Egon Zehnder sottolineano il valore professionale che si sta generando nelle startup: “L’esperienza in una startup aggiunge estremo valore al proprio background professionale. Caratteristiche come imprenditorialità e adattabilità vengono duramente messe alla prova, e competenze manageriali come orientamento ai risultati, capacità di collaborare e di costruire e guidare team complessi vengono fortemente stimolate. Infine, questo tipo di esperienza fornisce un impulso unico allo sviluppo di alcuni elementi del potenziale, come la curiosità o la capacità di ispirare e di motivare il talento.
Dunque, un’esperienza unica che contribuisce non solo a creare impresa nel breve, ma a costruire una classe dirigente più solida e competitiva nel medio lungo periodo
”.

Un vero e proprio asse portante per l’economia attuale e per la ripresa del sistema economico italiano. Dalla ricerca emerge infatti che il 70% delle aziende ha tutti i dipendenti allocati in Italia. E la maggior parte di queste aziende sviluppa il proprio fatturato nel nostro Paese, anche se va rilevata la forte tendenza all’internazionalizzazione, con il 20% circa che andrà a produrre più del 50% del proprio fatturato in Paesi esteri.
Ma le previsioni per il 2021 promettono risultati ancora migliori. L’80% delle imprese coinvolte nella survey prevede infatti una crescita media dell’organico del 30%, e tra queste compaiono anche quelle che non hanno avuto crescita nel 2020.

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Fonte: Wall Street Italia

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