Recovery Fund: cosa succederà? Lug29

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Recovery Fund: cosa succederà?

Recovery fund, l’accordo raggiunto

L’importo totale di Next Generation Ue è stato fissato a 750 miliardi di euro. Una vittoria per l’Italia, che si aggiudica la fetta più grossa della torta, ma anche per i frugali che potranno vigilare sulle erogazioni.

I capo di stato e di governo europei, dopo cinque giorni di Consiglio, hanno raggiunto l’accordo sull’istituzione di Next Generation Ue, il fondo che servirà come stimolo per la ripresa economica dei paesi della zona euro colpiti dalla crisi innescata dalla diffusione del coronavirus. Ad annunciarlo per primo è stato il presidente del Consiglio europeo  su Twitter Charles Michel, con un laconico “deal!”. Sono seguite poi le reazioni dei vari leader, come il premier italiano Giuseppe Conte che ha parlato di “giornata storica per l’Europa e l’Italia”. In questi termini si sono espressi anche il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Sono state superate le divergenze con il blocco de paesi cosiddetti frugali – Austria, Olanda, Svezia, Danimarca e Finlandia – e si è arrivati alla costituzione di un fondo dal valore di 750 miliardi, di cui 390 miliardi di sussidi a fondo perduto, mentre  i restati 360 sotto forma di prestiti. Il valore del bilancio 2021-2027 è stato fissato a 1074 miliardi di euro.

Come funzionerà il recovery fund

Il fondo sarà disponibile a partire dal secondo trimestre del 2021, ma potrà essere utilizzato per finanziare progetti già avviati nel febbraio del 2020 (il famoso ponte agognato dall’Italia). Per poter accedere sia ai sussidi che ai prestiti, gli stati entro il prossimo autunno devono presentare alla Commissione il proprio piano nazionale di riforme in cui dovranno figurare interventi a favore della green economy, trasformazione digitale e, in genere, provvedimenti di tipo strutturale in materia di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità in base alle raccomandazioni stilate dalla Commissione per il biennio 2019-2020. Entro due mesi la Commissione e il Consiglio europeo a maggioranza qualificata decideranno se approvarlo o meno. A questo è stato aggiunto anche un altro meccanismo di controllo, il cosiddetto super freno di emergenza”: un comitato economico e finanziario (cioè i collaboratori dei ministri delle finanze dell’Ecofin) valuterà il raggiungimento degli obiettivi intermedi in base alla tabella di marcia fissata nel piano di riforme: qualora vengano ravvisate delle incongruenze o altri problemi, la questione verrà affidata ancora al Consiglio europeo, che deciderà in merito.

Quanto dovrebbe spettare all’Italia in base al nuovo fondo? Il nostro paese riceverà sicuramente la quota più consistente che dovrebbe ammontare a circa 209 miliardi di euro, di cui 82 in sussidi e 127 in prestiti, passando da contributore a beneficiario netto (cioè otterrà più soldi dall’Ue di quanti gliene dà). Ma anche i frugali hanno segnato una bella vittoria: al di là del peso politico del premier olandese Mark Rutte, è stato confermato il meccanismo dei rebates, cioè i rimborsi che vengono fatti ai vari paesi in base a quanto versato per il bilancio europeo: alla Danimarca spetteranno 322 milioni annui, all’Olanda 1921 miliardi, all’Austria 565 milioni e alla Svezia 1069 miliardi, in forte rialzo rispetto a quanto previsto.

Recovery Fund, il piano triennale da presentare in autunno

Lo stanziamento dei fondi Ue è subordinato alla presentazione di un piano triennale (2021-2023) che l’Italia, come molti altri paesi nella sua stessa posizione, dovrà presentare entro l’autunno di quest’anno. Prima di novembre, quindi, il Governo Conte sarà chiamato a sottoporre all’attenzione di Bruxelles un Recovery Plan nazionale.

A giudicare la validità del piano sarà la Commissione europea, che dovrà accertarsi che lo stesso sia in linea con le raccomandazioni dell’Unione. Per esprimere il proprio giudizio sul Recovery Plan nazionale, la Commissione avrà tempo due mesi (quindi novembre e dicembre), pertanto il tutto dovrebbe ultimarsi prima dell’inizio dell’anno nuovo. Sullo stesso poi, nel 2022, si dovrà intervenire – se necessario – tramite un riesame e un adattamento che tenga conto della “ripartizione definitiva dei fondi per il 2023”.

Su proposta della Commissione, infine, il piano dovrà essere approvato a maggioranza qualificata dal Consiglio. Se, tuttavia, uno Stato membro ritiene che ci siano “gravi scostamenti dal soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali”, in via del tutto eccezionale si potrà sottoporre la questione al Consiglio europeo.

Recovery Plan nazionale, da cosa dipende l’ok di Bruxelles

Le richiesta avanzate dall’Ue nei confronti dell’Italia, le stesse di cui il Governo Conte dovrà tenere conto nel presentare il proprio Recovery Plan nazionale, sono precise, ovvero: procedere con una riforma della giustizia, una del fisco e una del lavoro. Altrettanto importante per la valutazione positiva, inoltre, “l’effettivo contributo alla transizione verde e digitale”.

Il piano triennale dovrà rispettare il più possibile le raccomandazioni arrivate da Bruxelles, poiché l’ok della Commissione dipenderà anche dal livello di coerenza che lo stesso presenterà nei confronti delle linee guida europee.

Quando verrà erogato il fondo

L’Unione Europea non riconoscerà i 209 miliardi all’Italia subito. I fondi del Recovery Fund, infatti, verranno ripartiti nell’arco del triennio 2021-2023.

Nello specifico, il 70% delle risorse totali verrà stanziato nei primi due anni, ovvero tra il 2021 e il 2022, mentre il restante 30% entro la fine del 2023. Si tratta quindi di una dotazione pari a 146 miliardi di euro nella prima fase e 63 miliardi di euro nella seconda.

L’accordo, inoltre, permette ad ogni Paese di richiedere un anticipo del 10% tramite un prefinanziamento. Se l’Italia dovesse scegliere questa via, quindi, riceverebbe un anticipo di 20,9 miliardi di euro. I soldi, comunque, arriverebbero sempre nel 2021 e rimangono vincolati alla copertura di spese e costi sostenuti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

Fonte: wired.it , qui finanza