Decreto ristori, ecco le categorie che hanno diritto agli indennizzi e quanto prenderanno Ott28

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Decreto ristori, ecco le categorie che hanno diritto agli indennizzi e quanto prenderanno

Il nuovo provvedimento è stato dunque messo a punto per dare un contributo economico immediato ai settori costretti a chiudere puntando a un Natale sereno come già spiegato nel DPCM dello scorso 25 Ottobre.

In primo luogo ai ristoranti che dovrebbero ricevere il 150% di quanto già avuto a fondo perduto con il decreto Rilancio e bar e pasticcerie che dovrebbero ottenere il 200%, ma anche parchi divertimento, discoteche, centri sportivi, piscine.

In arrivo anche una nuova indennità una tantum per gli stagionali del turismo, spettacolo e lavoratori dello sport, che dovrebbe essere di 1.000 euro.

La lista delle attività e dei coefficienti di indennizzo che entrerà nel decreto ristori è ancora da ultimare ma ad esempio per le discoteche chiuse da marzo, il ristoro dovrebbe arrivare al 400%.

Nella bozza, si precisa che chi non ha chiesto il contributo a fondo perduto nell’edizione prevista con il decreto Rilancio dovrà fare apposita domanda. Saranno esclusi dal ristoro “i soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 25 ottobre” o quelli che hanno già cessato l’attività prima di questa data.

L’Agenzia delle entrare riaprirà l’apposito canale web per consentire di presentare le nuove istanze e calcolare il contributo, sulla base degli stessi parametri utilizzati per chi lo aveva già ricevuto in precedenza (cioè una percentuale sul calo di fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019).

Le quote saranno “differenziate per settore economico” individuato in base ai codici Ateco. Per chi ha già ricevuto il contributo in estate il ristoro sarà corrisposto dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto sul conto corrente bancario o postale sul quale è stato erogato il precedente contributo. Infine, per le imprese ci sarà anche un nuovo credito d’imposta sugli affitti per i mesi di ottobre e novembre e la cancellazione della seconda rata dell’Imu del 16 dicembre.

Nel decreto c’è la proroga della CIG fino al 31 gennaio a carico dello Stato, per evitare di lasciare senza copertura chi a metà novembre avrà già esaurito tutte le settimane a disposizione.

Sei settimane di cassa integrazione Covid aggiuntivi, riconosciute ai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato l’ulteriore periodo del decreto-legge del 14 agosto 2020, n. 104, e ai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dai provvedimenti che dispongono la chiusura o la limitazione delle attività economiche e produttive al fine di fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Le sei settimane devono essere collocate nel periodo ricompreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021. Infine, altra notizia importante è lo stop ai pignoramenti immobiliari fino al 31 dicembre. 

E’ inefficace ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, di cui all’articolo 555 del codice di procedura civile – si legge nella bozza -, che abbia ad oggetto l’abitazione principale del debitore, effettuata dal 25 ottobre 2020 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.