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Cyber Risk: il vero costo per le aziende non è l’attacco, ma le conseguenze legali e reputazionali

Nel 2026, il cyber risk non è più solo una questione tecnica, ma una leva strategica per la sopravvivenza delle aziende. Gli attacchi informatici in Italia sono aumentati del 42% nel 2025, con oltre 500 incidenti gravi registrati, e il trend non accenna a fermarsi. Questi i dati del Rapporto Clusit 2026 (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica). Ma il vero problema non è il momento dell’attacco in sé: il danno più pesante arriva dopo, con contenziosi legali, danni reputazionali e responsabilità personali degli amministratori.

Il costo nascosto: contenziosi, reputazione e governance

Fino a poco tempo fa, si pensava che il costo principale di un cyber attacco fosse il riscatto o il fermo operativo (che per una PMI manifatturiera può arrivare a costare tra 8.000 e 25.000 euro al giorno). Oggi, invece, è chiaro che il vero conto arriva con:

  • Contenziosi legali: Azioni degli azionisti, clienti o fornitori per violazione dei dati (GDPR), responsabilità contrattuale o negligenza nella gestione della sicurezza. In alcuni paesi europei, come il Regno Unito, i contenziosi hanno già rappresentato un terzo dei costi totali legati agli attacchi cyber.
  • Danni reputazionali: Perdita di clienti, penali contrattuali e sanzioni. Basta pensare a casi recenti come quelli di Synlab o ASL Abruzzo, dove il blocco dei sistemi ha avuto ripercussioni immediate sulla fiducia dei cittadini e dei partner commerciali.
  • Responsabilità degli amministratori: Con le nuove normative, come il Decreto Legislativo 138/2024 (recepimento della direttiva NIS2), gli amministratori sono personalmente responsabili se non adottano misure adeguate di cybersecurity. Questo significa che possono essere revocati o chiamati a risarcire danni in caso di inadempienza.

2026: l’anno della svolta per le assicurazioni cyber

Il mercato delle polizze cyber è in rapida evoluzione. Oggi, una polizza cyber non copre solo i danni diretti (come il riscatto o il ripristino dei sistemi), ma anche:

  • Costi di interruzione dell’attività (es. mancato fatturato durante il fermo).
  • Spese legali per la gestione dei contenziosi.
  • Danni reputazionali, inclusi servizi di comunicazione e PR per limitare l’impatto sull’immagine aziendale.

Ma c’è di più: le aziende stanno sempre più integando le polizze cyber con le D&O (Directors & Officers), per coprire anche la responsabilità personale degli amministratori. Questo perché, con le nuove normative, la cybersecurity non è più una scelta, ma un obbligo di legge e un requisito di mercato.

Casi concreti e trend attuali

Gli attacchi ransomware e gli attacchi alla supply chain (catena di fornitura) sono tra i più frequenti e dannosi. I settori più colpiti? Pubblica Amministrazione, sanità, manifatturiero e banche. In Italia, il cybercrime costa già 66 miliardi di euro all’anno, con proiezioni che potrebbero portarlo a 160 miliardi entro il 2026 se non verranno adottate misure strutturali.

Cosa fare: 3 azioni immediate per le aziende

  1. Valutare il rischio: Effettuare un cyber risk assessment per comprendere l’impatto potenziale su business continuity, reputazione e compliance.
  2. Integrare le coperture assicurative: Scegliere polizze Cyber + D&O per coprire danni operativi, legali e reputazionali, incluse eventuali azioni degli azionisti.
  3. Adeguarsi alle normative: Implementare misure come autenticazione multifattoriale (MFA), backup immutabili, monitoraggio 24/7 e formazione continua per essere in regola con NIS2, DORA e GDPR.

Il cyber risk è un rischio di governance

Il vero costo di un cyber attacco non è l’evento in sé, ma la sua “coda”: contenziosi, danni reputazionali e responsabilità personali. Le polizze Cyber e D&O non sono più un’opzione, ma un obbligo strategico per trasferire il rischio e garantire la continuità aziendale.

E tu, sei pronto a proteggere la tua azienda da questi rischi?

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