In Italia oltre 2,9 milioni di veicoli, pari al 6,1% del parco circolante, non risultano coperti da assicurazione Rc Auto. È il dato che emerge dal rapporto “L’Assicurazione italiana 2024-2025” diffuso da ANIA, che fotografa un fenomeno in crescita dopo anni di relativa stabilità.
Nel 2023 l’incidenza era al 6,0%, ma nel 2024 i mezzi non assicurati sono aumentati del 3,6%: un segnale che la tendenza all’evasione dell’obbligo non è ancora stata invertita.
Differenze territoriali: il divario Nord-Sud
Il fenomeno mostra differenze significative a livello territoriale:
- Sud: picchi all’8,1%, con record negativo in Campania (10,6%) e a Napoli, dove quasi 1 veicolo su 7 circola senza copertura (14%).
- Centro: media al 6,3%, ma Lazio e Roma si distinguono con valori ben sopra la media (8,4% e 9,4%).
- Nord: la media è più bassa (4,9%), ma con alcune eccezioni rilevanti: Valle d’Aosta (11,3%), Milano (7,2%), Torino (6,7%) e Trento (6,5%).
Negli ultimi due anni, proprio il Nord ha registrato la crescita più significativa: oltre 300 mila veicoli non assicurati in più rispetto al 2022.
Controlli ancora insufficienti
Nonostante la legge n. 27/2012 preveda la possibilità di verificare la copertura assicurativa tramite dispositivi di rilevazione targhe, manca ancora la normativa attuativa: i controlli restano quindi limitati e non in grado di contrastare con efficacia il fenomeno.
Il confronto con l’Europa
Allargando lo sguardo oltreconfine, l’Italia si colloca tra i Paesi con la più alta incidenza di veicoli non assicurati:
- Grecia: circa il 7,5% (1 veicolo su 7 senza polizza).
- Italia: 6,1%, secondo peggior dato in Europa.
- Irlanda: ha dimezzato l’incidenza dal 2022 al 2024 (da 8,3% a 4,2%) grazie al nuovo sistema di monitoraggio IMID.
- Media UE: intorno all’1,8%, con valori quasi nulli in Paesi come Germania, Danimarca, Finlandia e Norvegia.
Una criticità ancora aperta
Il dato ANIA conferma che l’evasione dell’obbligo assicurativo non è un problema marginale: pesa sulla sicurezza stradale, aumenta i costi per chi è regolarmente assicurato e mette in difficoltà l’intero sistema. La sfida ora è introdurre controlli più efficaci, sul modello irlandese, per colmare un gap che rende l’Italia tra i fanalini di coda in Europa.