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Assicurazioni: il covid e i cambiamenti in atto

Il Covid-19 sta avendo un impatto dirompente sulle assicurazioni. La pandemia ha modificato comportamenti che incidono sul business e l’effetto non sarà di breve durata ma è destinato a incidere su scelte di medio e lungo termine delle imprese. A scattare la fotografia è stato il team assicurativo Mazars coordinato da Gianluca Biancaniello e Luca D’Onofrio, che ha realizzato una survey in Italia coinvolgendo esperti e top manager del settore, a partire da amministratori delegati e responsabili finanza, ma anche responsabili commerciali o pianificazione strategica, per valutare gli impatti del virus e indicare la rotta. Una ricerca che ha coinvolto oltre il 54% del mercato, a questo panel si sono aggiunti esperti del settore, selezionate tra analisti finanziari e docenti universitari, e il quadro che ne emerge è di profondi cambiamenti.

Le compagnie si stanno preparando a gestire clienti che lavoreranno maggiormente da remoto, e si attende anche un impatto nella loro asset allocation, dovuto alla contemporanea crisi finanziaria e del petrolio, e alla necessità di una nuova politica di investimento indotta degli impatti del Covid-19 sui diversi settori. I ceo e i capi azienda delle compagnie assicurative sono concordi sulla necessità di intravede una nuova strategia per la revisione dei settori e della composizione del portafoglio investimenti.

A cambiare dovrà essere anche l’offerta di prodotti e servizi. La pandemia ha modificato comportamenti che incidono su alcune tipologie di business. Per esempio i minori spostamenti hanno avuto e avranno impatti sulle assicurazioni auto o su quelle viaggi. Il Covid ha poi fatto emergere nuove richieste del mercato su alcune tipologie di servizi, come le coperture sanitarie o i prodotti per la continuità del business. Più del 70% degli intervistati si aspetta cambiamenti dell’offerta sia nel medio periodo (33%) sia nel lungo periodo (44%). Mentre la maggioranza degli intervistati intravede la necessità di attuare una revisione di alcune garanzie all’interno dei prodotti a catalogo e la creazione di nuovi prodotti anche sfruttando le opportunità create dalla digitalizzazione.

Gli italiani, chiusi in casa per il lockdown, hanno improvvisamente scoperto le potenzialità delle nuove tecnologie e nuovi bisogni cui l’industria assicurativa è pronta a rispondere. Le compagnie sono così pronte a potenziare prodotti assicurativi per la salute con supporto digitale per il monitoraggio a distanza dell’assicurato, oltre a prodotti di business continuity che riconoscano un’indennità per chiusure aziendali a causa di forza maggiore, come è stato appunto il Covid. «Il lockdown e gli effetti successivi della pandemia comportano un riorientamento strategico al cliente, sempre più indotto a politiche autonome sul web in tema di coperture dai rischi, ma con possibile esposizione a offerte non adeguate da parte di compagnie e intermediari», commenta Claudio Cacciamani, professore all’Università di Parma, membro dell’advisory board del team di esperti che ha realizzato la ricerca. Proprio per gli intermediari «in tandem con le compagnie si pone la vera sfida di assistenza, anche finanziaria, in termini di rateizzazione e finanziamento dei premi, e di conseguente fidelizzazione della clientela in questo periodo di crisi», aggiunge.

Il segnale più evidente del forte cambiamento indotto dal virus è però l’impatto che sta avendo sui business plan. Tutti gli intervistati concordano sulla necessaria revisione del piano industriale di quest’anno e la maggioranza ritiene necessario rivedere anche il piano pluriennale, anche se il quadro è ancora poco chiaro. Alcuni intervistati prevedono una revisione del piano pluriennale su un unico scenario, ma con nuovi driver considerando prematuro pensare a scenari diversi rispetto a quanto già ipotizzato (30%). Secondo altri occorre invece avere una visione più ampia e considerare molteplici scenari previsionali (35%).

Le assicurazioni si interrogano poi sull’adeguatezza dell’impianto regolatorio in questo nuovo scenario. Il 54% degli intervistati ha tagliato o azzerato il dividendo per accogliere le raccomandazioni di prudenza arrivate da Ivass. Lo scorso 13 marzo più della metà delle compagnie intervistate (54%) ha avuto un Solvency II inferiore del 10% a quello di fine 2019 ma più del 70% degli intervistati ritiene che la normativa europea sia inadeguata per la valutazione del rischio pandemico. «Si impone una revisione dei modelli quantitativi e statistici in uso a fini sia interni che di vigilanza. Se saranno confermate le previsioni economiche si avrà il vero stress test per le compagnie», conclude Cacciamani, aggiungendo che «non è da escludere che lo scenario economico fortemente negativo induca una revisione degli strumenti quantitativi di vigilanza, a favore di una supervisione più attenta alla bontà della gestione delle compagnie».

FONTE: assinews.it, milano & finanza